Il Total Value Locked (TVL) viene ancora trattato come un indicatore chiave della forza della DeFi, ma nel 2026 è ormai chiaro che si tratta più di una cifra da vetrina che di una vera garanzia di liquidità. Il TVL può crescere mentre la liquidità effettivamente disponibile per l’uscita diminuisce, perché il “valore bloccato” spesso include collaterali riciclati, token derivati e posizioni riscattabili solo in condizioni di mercato ideali. Se l’obiettivo è capire quanto capitale può essere realmente convertito, con quale velocità e a quale prezzo, serve un’analisi più profonda.
Il TVL è una fotografia contabile che rappresenta il valore nominale degli asset depositati negli smart contract, calcolato ai prezzi di mercato correnti. Tuttavia, questi prezzi possono cambiare rapidamente, gli oracoli possono ritardare e molti asset hanno mercati secondari poco profondi. Un protocollo può mostrare un TVL elevato anche quando la vendita o il riscatto degli asset sottostanti causerebbe forti perdite di valore.
Un altro problema strutturale è la composabilità. Gli stessi asset vengono spesso riutilizzati più volte tramite token wrapped, ricevute di liquidità e strategie di leverage. Un singolo ETH può apparire più volte nelle statistiche, creando un’illusione di abbondanza. In fasi di stress, questa doppia o tripla contabilizzazione diventa un fattore di rischio sistemico.
Il TVL inoltre ignora completamente il fattore tempo. La liquidità non riguarda solo la quantità, ma anche la rapidità di accesso. Blocchi temporanei, limiti di prelievo o dipendenze da pool esterni possono rendere un protocollo teoricamente solvibile ma praticamente illiquido.
La prima domanda corretta è quanta parte del valore dichiarato può essere effettivamente riscattata in tempi ragionevoli. Questo implica analizzare i meccanismi di uscita, le code di prelievo, le regole di emergenza e il ruolo dei market maker esterni.
La profondità del mercato è altrettanto cruciale. Pool di liquidità concentrata possono sembrare efficienti, ma diventano fragili quando il prezzo si sposta fuori dall’intervallo attivo. In questi casi, anche operazioni di dimensioni moderate possono generare slippage significativo.
Valutare la liquidità significa quindi stimare l’impatto sul prezzo, il tempo necessario per uscire e la perdita accettabile in uno scenario avverso. Senza questi parametri, il TVL resta solo un numero astratto.
I protocolli di lending appaiono spesso solidi grazie a rapporti di collateralizzazione visibili on-chain. Tuttavia, la liquidità reale può collassare se le liquidazioni dipendono da compratori esterni o da capitali che non sono immediatamente disponibili.
Anche le stablecoin introducono rischi sottovalutati. La stabilità del peg non è assoluta e dipende da riserve, meccanismi di riscatto e fiducia del mercato. Quando il peg vacilla, le correlazioni tra asset aumentano e la liquidità si restringe proprio nei momenti più critici.
I bridge cross-chain amplificano ulteriormente il problema. Un asset presente su più reti può frammentare la propria liquidità se un bridge viene congestionato o sospeso, mentre il TVL aggregato continua a mostrare valori elevati.
Nel 2026 una parte significativa della liquidità DeFi è guidata da incentivi temporanei come emissioni o sistemi a punti. Questo capitale non è stabile e può spostarsi rapidamente verso opportunità più redditizie.
Questi flussi opportunistici alterano i segnali di mercato. Un aumento improvviso del TVL può coincidere con campagne promozionali, seguito da un’uscita altrettanto rapida che mette sotto pressione tassi, peg e collateralizzazioni.
È quindi essenziale distinguere tra liquidità organica, generata da un uso reale del protocollo, e liquidità pagata, che esiste solo finché gli incentivi restano attivi.

Il primo passo è stimare il tempo di uscita. Ogni token coinvolto deve essere analizzato in base a limiti di prelievo, periodi di attesa e dipendenza da mercati esterni.
Il secondo passo è calcolare lo slippage su dimensioni realistiche di posizione, considerando tutti i passaggi intermedi come unwrap, swap o bridge.
Infine, è fondamentale mappare le dipendenze critiche: oracoli, liquidatori, governance e infrastrutture esterne. Più un protocollo dipende da fattori esterni, maggiore è il rischio di liquidità sistemica.
Le strutture ricorsive basate su leverage e derivati amplificano la volatilità e possono innescare spirali di deleveraging in caso di shock di mercato.
Gli asset che non prevedono un riscatto diretto ma solo una vendita sul mercato secondario diventano particolarmente rischiosi durante le fasi di panico.
Anche il controllo tramite governance rappresenta un rischio di liquidità. Blocchi d’emergenza o modifiche alle regole possono trasformare asset apparentemente liquidi in posizioni bloccate.